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Salto nel futuro: come cambierà il tuo settore dopo il Covid-19?


Oggi voglio parlarti di futuro, di scenari futuri, post-emergenza.

In questo momento storico per qualcuno il futuro potrebbe non sembrare particolarmente “urgente”, tuttavia ti suggerisco di leggere con attenzione questo articolo poiché potrebbe rivelarsi particolarmente “importante” (ho anche aperto, nel gruppo Facebook Intraprenditori, un post per discuterne assieme).

Ovviamente, in quanto imprenditore, in questo momento devi innanzitutto concentrarti sulla liquidità della tua impresa. È un lavoro che ho illustrato nell’articolo “Essere Imprenditore ai tempi del Coronavirus” e che, se non hai ancora fatto, ti invito a fare al più presto.

Torniamo al futuro.
Guarda il video qui sotto oppure leggi la versione “solo testo”.

Questa emergenza, che oggi è in primis un’emergenza sanitaria, sta diventando anche un’emergenza in altri ambiti della nostra vita, soprattutto nella sfera sociale e in quella economica.

Se è probabile che l’emergenza sanitaria tra un po’ finisca (ovviamente nessuno è in grado di dire con precisione “quando”) è molto probabile che i suoi effetti si possano ripercuotere sulla vita sociale ed economica per un tempo molto più lungo.

C’è chi sostiene, e io tra questi, che il mondo che ci aspetta quando potremo uscire dalle nostre case sarà un mondo diverso da quello che ci siamo lasciati alle spalle qualche settimana fa: è sufficiente guardare quello che sta già accadendo in alcuni settori per rendersene conto.

Questa emergenza sanitaria sta fungendo da potente acceleratore dei processi di evoluzione in molte “industrie” e noi, in quanto imprenditori intraprendenti, dobbiamo assolutamente imparare a tenerne conto.

Il lavoro che ti propongo di fare in questo articolo, pertanto, è un lavoro da “futurologo”.

Quella del futurologo è una professione che mi ha affascina da tempo, anche perché è un mix di discipline che guardo sempre con grande interesse, come l’antropologia e la sociologia. È una professione che non si studia da nessuna parte, ma che è fondata sulla capacità di mettersi nei panni delle persone, di entrare nella loro testa.

Se ci pensi, si tratta di un lavoro molto simile a quello che facciamo quando cerchiamo di capire cosa vogliono i nostri clienti in modo da organizzare per loro una proposta che risulti interessante (ho dedicato a questo tema un apposito l’articolo “La base (sottovalutata) della tua strategia di marketing”).

Il futurologo, pertanto, non è uno stregone o un cartomante, non possiede la sfera di cristallo né predice il futuro, ma semplicemente ipotizza gli scenari futuri più probabili.

Trovo che in tempi così turbolenti e mutevoli, gran parte del tuo lavoro strategico debba essere dedicato ad ipotizzare gli scenari futuri più probabili per la tua categoria.

Non si tratta, pertanto, di un semplice esercizio di stile per ingannare il tempo in questi giorni, ma di un lavoro strategico di grande importanza in grado di alimentare significativamente la tua consapevolezza. E un imprenditore più consapevole è in grado di prendere decisioni migliori che gli impediscano di farsi trovare impreparato nel momento in cui quello scenario si verifica e che, di conseguenza, lo rendono più pronto per adattarsi a nuovi contesti.

Citando uno dei miei mentori, Dan Sullivan, ripeto spesso che, in quanto imprenditore, non devi mai dimenticarti che hai preso, più o meno consapevolmente,  due decisioni fondamentali nel momento in cui hai deciso di avviare la tua attività:

  • Far dipendere il tuo benessere economico da te stesso e dalle tue abilità di fare impresa.
  • Aspettarti opportunità e benessere in proporzione al valore che sei in grado di creare.

Si tratta di due punti che non devi dimenticare mai, neanche in contesti di grande difficoltà come questo.

In questi giorni, tantissimi imprenditori mi stanno scrivendo e, purtroppo, devo riscontrare che la maggior parte di loro è alla ricerca di qualcuno che arrivi, da fuori alla loro impresa, a salvarli.

Tutti ci auguriamo che lo Stato possa contribuire alla ripartenza o, per lo meno, che sia in grado di ridurre i forti disagi di questi giorni, ma nessun imprenditore deve affidarsi a questa speranza come se fosse “LA” soluzione.

Affidare a qualcun altro la responsabilità dei risultati del tuo business è il modo più veloce che conosco per ficcarti in un mare di guai, perché ti trasforma istantaneamente in vittima degli eventi, inerme e impotente. Invece, te lo ricordo ancora una volta, nel momento in cui hai deciso di essere imprenditore hai deciso di far dipendere la tua sicurezza economica, il tuo benessere, dalla tua capacità di crearlo!

E puoi aspettarti opportunità e benessere per te in proporzione al valore che sei in grado di creare per i componenti della tua tribù.

Quindi, anche in questi momenti di grande incertezza, non perdere mai di vista quello che tu puoi dare agli altri, in particolar modo ai tuoi clienti. Ipotizza nuovi modi per dare loro valore in futuro.

Non solo. Questa emergenza ci sta facendo comprendere quanto siamo interconnessi gli uni con gli altri.
Pertanto, nelle tue valutazioni, non fermarti solo a pensare al valore che puoi creare per i tuoi clienti. Pensa a come offrire valore anche per partner commerciali, collaboratori e fornitori!
Stiamo vivendo giorni nei quali siamo soli e isolati: usciremo da questa situazione se saremo capaci di fare rete, di creare e rafforzare forti sinergie fra di noi.

Torniamo alla nostra previsione degli scenari futuri post-crisi sanitaria.

Innanzitutto, possiamo ipotizzare che l’emergenza sanitaria tra un po’ finisca, ma non che non torni a farci visita dopo qualche mese.

Uno studio di Gordon Lichfield, direttore del MIT, l’Istituto della Tecnologia del Massachusetts, formulato sulla base di modelli statistici e matematici, ha evidenziato che è molto difficile, a meno che si trovi un vaccino, che questa emergenza sanitaria possa chiudersi nel giro di qualche settimana e non riaprirsi più nei mesi successivi.

Pertanto evita di ritenere che lo scenario più probabile sia quello in cui tu speri.

Non commettere l’errore di credere che quando ci diranno “Potete uscire dalle vostre case”, questo significhi che le cose ritorneranno come prima. Sarebbe un errore grave di superficialità. L’emergenza sanitaria può ripetersi e questa volta non dovrai farti trovare impreparato!

Altra considerazione: al di là di quanto saprà resistere il virus, molto probabilmente la paura durerà più a lungo.

La paura ha delle profonde influenze sulle nostre abitudini sociali. Pensa, ad esempio, al rapporto con gli spazi pubblici.

Io opero in un mondo, quello della formazione e della consulenza business, in cui si organizzano molto spesso eventi dal vivo. La specificità di Intraprenditori è quella di organizzare eventi con un numero molto ridotto di persone e quindi prevedo che per noi non ci saranno grossissimi stravolgimenti, probabilmente sarà sufficiente scegliere aule più grandi in modo da poter mantenere la distanza tra un partecipante e l’altro.

Ma immagina tutti quei contesti in cui sono previste grandi quantità di persone in spazi piuttosto limitati. Pensa alle discoteche, agli eventi fieristici, ai concerti, a tutto il mondo dello spettacolo, ai mezzi pubblici.

Prendi, ad esempio, il mondo del cinema, inteso non come “case di produzione cinematografica”, ma come spazi di fruizione delle pellicole. Il mondo dei cinema già devastato dallo streaming sul web potrebbe ricevere da questa crisi il colpo di grazia.

Tra quanto tempo le persone avranno voglia di tornare in un cinema?
E se gli esercenti per riaprire fossero costretti a togliere un sedile, in modo da lasciare uno spazio vuoto tra una seduta ed un’altra… come cambierebbe l’esperienza del cliente?
Ci sarà ancora qualcuno che avrà la voglia di andare al cinema sapendo di dover stare “solo” sulla poltrona con i propri cari ad un metro di distanza?

Magari sto andando un po’ troppo in là con la fantasia e, probabilmente, questi scenari non si verificheranno mai (me lo auguro, da appassionato cinefilo). Tuttavia oggi non possiamo saperlo con certezza. L’unica certezza è che ci sono profondi cambiamenti in atto e che sono sotto gli occhi di tutti.

Considera, ad esempio, il mondo della scuola.

Mia moglie è un’insegnante di scuola media e i miei due figli frequentano la quinta elementare, il grande, e l’ultimo anno della scuola d’infanzia, il più piccolo. Scrivo questo per dire che sto toccando con mano la tempestività e la costanza con le quali la scuola italiana, di ogni ordine e grado, sta sperimentando dinamiche di “didattica a distanza” che fino a qualche settimana fa, per  un mondo storicamente pachidermico nel recepire qualsiasi innovazione, rappresentavano uno scenario “da fantascienza”.

La scuola italiana andrà avanti con questa modalità probabilmente fino alla fine dell’anno scolastico o almeno fino a maggio. Grande plauso ad insegnati e alunni.

Anche vedendo la grande abnegazione con la quale tutti (docenti, alunni e famiglie) si stanno dedicando per implementare questa innovazione, potranno mai “dimenticarsene” alla riapertura delle scuole?

Anche nel caso in cui a settembre l’emergenza sanitaria sia uno sbiadito ricordo, la scuola non potrà più fare a meno di quello che ha imparato in queste settimane.

Non si potrà fare a meno dell’opportunità di condividere una lezione, di assegnare compiti e fare verifiche a distanza, di fornire materiali multimediali, di tenere aggiornato anche l’alunno che ha dovuto assentarsi per un problema di salute: sono evoluzioni di cui tutto il mondo scuola dovrà necessariamente tener conto!

Oltre al mondo della scuola, ci sono anche altre categorie nelle quali i cambiamenti sono già visibili.

Penso, ad esempio, al mondo delle palestre:

siamo sicuri che ci sarà voglia di tornare all’interno di una stanza a sudare e a saltare assieme ad altre persone, uno attaccato all’altro?

Ho forti dubbi che questo ritorni ad essere “il modello” di riferimento per chi voglia mantenersi in forma, perlomeno non nel breve periodo. Quindi, se oggi gestisci una palestra, comincia a porti questa domanda: come puoi evolvere questo modello?

C’è chi si è già organizzato per tenere lezioni a distanza. Alcune palestre si sono anche adoperate per la vendita delle attrezzature: il tappetino, il bilanciere, lo step, l’elastico, ecc.

Magari gli scenari possibili sono anche più di due: non c’è solo il bianco o solo il nero e pertanto è probabile che non sarà solo “insegnamento a distanza” o “tutto come prima”. Magari potranno anche esserci diverse tonalità di grigio che intersecano i due modelli.

Quel che è certo è che le persone, in queste settimane, si stanno abituando a nuovi modelli, alcuni dei quali si rivelano anche più… comodi! Non è soltanto una questione di paura!

La fruizione di prodotti e servizi “a distanza” sta facendo sperimentare agli utenti una comodità diversa: ridurre i tempi, risparmiare su alcuni costi.

Qualche giorno fa, sul gruppo di Intraprenditori, Maurizio scriveva: “Mi sono reso conto in questi giorni di quanto spenda in pasti fuori casa. Pur non avendone grande motivo, avendo l’opportunità di rientrare a casa per mangiare, resto fuori e spendo circa 100 euro alla settimana!”. Probabilmente, quando tutto si sbloccherà, l’abitudine di Maurizio di restare fuori a pranzo sarà cambiata.

Così come l’abitudine ad un utilizzo eccessivo dell’automobile. Il riposo forzato, infatti, sta determinando un conseguente risparmio delle spese di carburante che domani potrebbe trasformarsi in un impiego più moderato dell’auto, approfittando della bottega sotto casa o usufruendo di più degli acquisti sul web.

Quale può essere lo scenario più probabile?

Non abbiamo risposte certe, ma, in quanto imprenditori, siamo obbligati a fare ipotesi.

Quindi comincia a ragionare su quali possono essere gli scenari che coinvolgono la tua categoria.

  • Come potrebbe evolversi?
  • Quali cambiamenti sono già in atto?
  • Cosa si aspettano clienti e potenziali clienti, in questo momento, dalla tua categoria?

Provo a darti anche qualche altro input.

Yuval Noah Harari, storico e saggista israeliano, salito alla ribalta negli ultimi anni come autore di libri, tra l’altro molto belli, sull’evoluzione dell’umanità, in un articolo sul Financial Times, ha provato a prevedere gli scenari futuri post-coronavirus mettendo in evidenza due dibattiti: il primo vede contrapporsi alla crescente necessità di sorvegliarci (e alla  maggiore tolleranza da parte nostra di essere sorvegliati) l’esaltazione della responsabilità personale.
Questo dibattito è stato reso palese anche dal diverso modo in cui alcuni stati hanno affrontato il Coronavirus. In Cina e in Italia per circoscrivere l’emergenza sanitaria si è fatto ricorso a maggiori forme di controllo, mentre altrove, come Singapore o in Corea del Sud, hanno fatto maggiormente appello alla responsabilità personale.

Quale di questi due poli vincerà?
E come cambieranno, di conseguenza, le nostre abitudini?

Saremo disposti a far controllare costantemente le nostre condizioni di salute?

Acconsentiremo ad indossare braccialetti in grado di monitorare continuamente e in tempo reale temperatura corporea e battito cardiaco e che, in caso di nuova pandemia, siano in grado di ricostruire velocemente i nostri spostamenti e le nostre relazioni sociali?

Saremo più tolleranti rispetto ad una perdita di privacy in favore di un maggiore senso di protezione della salute?

Oppure cercheremo di prediligere un maggiore esercizio della responsabilità individuale?

Purtroppo temo di sapere quale possa essere tra questi lo scenario più probabile.

L’altro dubbio che si pone Harari è quello tra l’isolamento nazionalista e solidarietà globale. Anche in questo caso, qual è lo scenario più probabile?

Restringeremo le nostre comunità fino a ridurre il più possibile gli scambi con l’esterno o favoriremo gli scambi di informazioni, supporto e sostegno a livello globale?

Anche in questo caso ipotizzare quale possa essere il polo che risulterà vincitore, può determinare uno scenario futuro differente.

Al di là di questi ragionamenti che possono sembrare, per alcuni, un po’ più lontani e ostici, ti invito a calare tutto questo nella realtà del tuo business.

Se, come sostengono in tanti, andiamo verso un mondo dove il contatto fisico andrà sempre più riducendosi, come può cambiare il tuo settore?

Come si farà ad evitare che una stessa superficie sia toccata da più persone senza che ci siano controlli o sanificazioni?

Come faremo a riutilizzare la poltrona di un aereo o di un treno?

Come faremo ad aprire una porta senza toccare la maniglia, a suonare ad un citofono o a comandare un ascensore evitando di spingere i pulsanti?

Come si potranno effettuare pagamenti senza toccare soldi o senza pigiare tasti su un tastierino bancomat?

In questi giorni corrieri e portalettere hanno disposizioni di consegnare senza far firmare. Questo panico da contatto, anche delle superfici, durerà anche dopo l’emergenza sanitaria?

Chi si pone prima le domande, si adopererà prima a cercare risposte.

Tu intanto chiediti:

Come tutto questo può avere impatto sulla mia categoria?
Come può cambiare il mio modello di business?

In questi giorni con un cliente agente immobiliare, abbiamo analizzato come il suo settore si stia evolvendo: visite virtuali degli immobili, possibilità di rogitare e prendere incarichi a distanza, possibilità di favorire il passaparola attraverso apposite APP. Fai lo stesso lavoro per la tua realtà!

La parola chiave deve essere “innovazione”.
Il modo migliore che hai per prepararti ad uno scenario nuovo è contribuire a costruirlo.

Più sarai in grado di fare leva sull’innovazione nella tua attività, più sarai parte attiva nella costruzione di questo scenario.

Avrai visto in questi giorni come il genio italico stia contribuendo alla gestione dell’emergenza sanitaria, per esempio, con la trasformazione delle maschere da snorkeling in maschere per sostenere la respirazione. La difficoltà aguzza l’ingegno, la crisi favorisce l’innovazione e se tutto ciò non sta già accadendo spontaneamente nel tuo settore, dedica tempo protetto a questo lavoro. Decidi, in maniera deliberata e responsabile, di attivare l’innovazione nel tuo business!

Non fermarti alle prime risposte che darai, ma cerca di andare oltre.
Prova ad immaginare più scenari e, se ne hai l’opportunità, comincia a sperimentare l’attuazione di questi scenari già in questi giorni.

Chiedi a clienti e potenziali clienti di aiutarti a elaborare questi scenari futuri: fai sondaggi, stimolali con domande, chiedi loro contributi.

Fai in modo di non essere semplicemente un fruitore passivo dello scenario che si andrà a delineare, ma diventa costruttore attivo.

Questo lavoro è in grado di determinare se uscirai da questa crisi più forte o profondamente indebolito.

Concludendo, cosa ti chiedo di fare?

Dedica tempo protetto per elaborare gli scenari più probabili per la tua categoria nel periodo post emergenza Covid 19.

Se vuoi, condividilo sul gruppo facebook degli Intraprenditori.

Oppure, addirittura, facciamolo assieme!

Richiedi una consulenza gratuita e cerchiamo di capire assieme SE e COME il tuo business può evolvere o può cavalcare l’onda di un’evoluzione più grande.

Non ci limiteremo a passare in rassegna gli scenari più probabili, ma cercheremo di capire cosa puoi fare concretamente per fare in modo che questa crisi si riveli un’opportunità per il tuo business.

Ogni consulenza gratuita è il nostro contributo per la ripartenza degli imprenditori italiani.

Ci piace l’idea che a beneficiarne siano coloro che si riconoscono pienamente la responsabilità dei propri risultati.

Coloro che non stanno ad aspettare che lo Stato, dall’esterno, venga a salvarli.
Coloro che sono fermamente convinti che i propri risultati passino dalla capacità di creare e condividere valore.
Coloro che riconoscono la necessità di sviluppare capacità di interpretare quello che sta accadendo e di contribuire a costruire questo nuovo scenario facendo leva sull’innovazione.

Se questo post ti è piaciuto fammelo sapere. Scrivimi nei commenti o su Messenger

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Andrea Lagravinese

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1 COMMENTO

  1. Molto interessa anche se in questo momento faccio molta fatica ad immaginare uno o più scenari futuristici nel mio settore,mi piacerebbe confrontarmi con persone che operano nel mio stesso setto.

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